LAOS IL PAESE DEI MILLE ELEFANTI
Il Laos è stato un incontro discreto e silenzioso, luogo dove si può restare soli con i propri pensieri. In questo paese la gente vive una quieta dolcezza, ispirata dalla mitezza d’animo, parla sottovoce come se volesse ascoltare sentir crescere il riso nei campi lungo il Mekong, riceve e offre qualcosa con le mani. Le giornate sono lente, scandite da gesti aggraziati e cordiali e i ritmi rallentati del vivere quotidiano concedono tempo di avere tempo.
Luang Prabang , seconda città del paese, è ben lontana dal nostro concetto di agglomerato urbano. Sorprende per la sua calma, per quella sensazione che offre di vivere dentro una perenne domenica. Ovunque si respira lo spirito lasciato in eredità dai francesi: strade ordinate, boulangerie, case con balconate sostenute da morbide colonne.
Quotidianamente la sonnacchiosa cittadina offre due suggestivi spettacoli all’inizio e al calar del giorno: il Tak Bat cerimonia dei monaci buddisti all’alba e il mercato notturno che inizia al tramonto.
Alle cinque e mezzo quando il buio della notte e la foschia avvolgono la città, le vie dapprima deserte si animano di una confusione silenziosa. Lungo la strada principale gli ambulanti prendono posto sui marciapiedi, alcuni parlano animatamente tra loro altri sonnecchiano raggomitolati su se stessi in attesa di iniziare a lavorare. Giovani donne stendono vecchie stuoie ai margini della strada e le imbandiscono con offerte, cesti colmi di riso, frutta, fiori profumati pronti per essere venduti. Nuove ombre compaiono: sono i turisti intenzionati a rendere omaggio ai monaci secondo un rituale ormai noto. Mentre la folla aumenta e la nebbia si dirada lasciando spazio alle prime luci del giorno, da lontano si scorgono macchie color arancio. I monaci si avvicinano in fila indiana con il passo cadenzato da una preghiera: sfilano davanti ai locali e ai turisti inginocchiati sulle stuoie, i loro volti non lasciano trasparire emozioni e non incontrano mai lo sguardo di chi offre. Non ci sono parole, è solo un continuo muoversi d imani che danno e che ricevono. Quando i recipienti che portano nelle mani si riempiono, i monaci si allontano per percorrere altre strade e poi scompaiono dentro i loro templi riprendendo la loro vita. Ormai è giorno e la folla si disperde:i turisti si dedicano alla visita dei wat e i locali riprendono le loro attività quotidiane. Tutto si dissolve di un lento abituale susseguirsi di eventi…….fino al tramonto….Allora le vie si rianimano della confusione dell’alba: è il mercato notturno. Decine e decine di tappeti vengono distribuiti lungo i marciapiedi e le strade raccogliendo merci di coloratissima e varia varietà. Il buio che segue il tramonto si accende di mille lampadine che vengono stese sopra la distesa di tappeti. L’odore di carni grigliate si mischia ai colori delle stoffe e degli oggetti pronti per ingolosire il turista. Il mercato si spegne nelle tenebre. Luang Prabang torna ad essere avvolta dalla foschia fino al mattino successivo quando al sorgere del sole la confusione silenziosa riprende…….
Proseguendo il viaggio nel cuore del Laos si incontra, in prossimità della cittadina di Phonsavan, la piana delle giare. Spettacolo di strani vasi enormi di pietra che spuntano quasi intatti dal terreno alternate a delle grandi fosse che appaiono come scavate per ricavarne la terra, ma cartelli infilati al centro di ognuno indicano che sono crateri creati dalle bombe dei B-52 che hanno pesantemente bombardato quest’area durante la guerra con il Vietnam. Alcune teorie indicano che questi vasi giganteschi alti fino a tre metri e risalenti a duemila anni fa, funzionassero da sarcofagi. Altre ipotesi sostengono che siano contenitori per la fermentazione del vino la conservazione del riso. Il mistero delle giare rimane avvolto dalla macabra atmosfera fatta di reperti bellici, bombe, mine e guerra.
Più a sud Vang Vieng ci accoglie lungo le rive del Mekong con una natura di una bellezza esplosiva. Ampie vallate di riso dalle quali spuntano promontori rocciosi interamente ricoperti di fitta vegetazione dal verde intenso. La cittadine ci appare come un enclave americana, in un susseguirsi di locali che offrono a frotte di giovani yankees lo spettacolo ad alto volume delle serie più famose dei telefilm made in USA.
Vang Vieng va vissuta nei dintorni, nella visita delle sue grotte, attraverso il lento pedalare delle biciclette che si perdono in distese infinite di verde.
La capitale Vientiane è l’unica, vera, ‘città’ laotiana. Traffico, rumore…. accozzaglia di vita asiatica
Vientiane vale una visita per i suoi monumenti.
Wat Si Saket è tra i più antichi e suggestivi: le mura presentano numerosissime nicchie che ospitano immagini di Budda di varie dimensioni e materiali.
Wat Phra Kaew è famoso perché ospitava al suo interno una preziosa statua del Buddha seduto tolta alla città di Chiang Mai. Raccoglie un piccolo e delizioso museo che ospita numerose statue di Buddha.
Lo stupa nero – That Dam – secondo una credenza popolare è abitato da un dragone a sette teste che tentò di proteggere la città dalle razzie d3ell’armata del Siam che aveva invaso il paese nel 1828