Angkor

ANGKOR LA CITTA’ DI PIETRA


Un viaggio ad Angkor è un’esperienza che bisogna affrontare non preparati, per lasciarsi sopraffare dalle sensazioni. Angkor non è un posto, un luogo da visitare come tanti altri….. è uno stato d’animo Lì non occorre essere buddisti o hindu per capire. Basta lasciarsi andare……..

In Europa si favoleggiava gia nel sec.XVI di un’antica città sepolta nella foresta del sud-est asiatico con magnifici palazzi in pietra, grandi sculture ponti e canali . Nella seconda metà del diciannovesimo secolo dopo che l’esploratore francese Mouhot pubblicò le sue note di viaggio venne avviata la scoperta archeologica di Angkor. Del grandioso complesso sopravvivevano le torri e gli edifici religiosi in pietra. Quelli in legno si erano dissolti e non funzionava neppure il complesso sistema di canali e bacini d’acqua capaci di controllare la piena e regolare l’irrigazione, permettendo tre o quattro raccolti di riso l’anno sì da garantire la prosperità dell’antico regno kmer. I danni maggiori al complesso sono stati causati dagli ultimi decenni di guerra. Dichiarata patrimonio UNESCO negli anni ’90, la sua conservazione avviene tra numerose difficoltà anche a causa della vastità dell’area sulla quale sorgono i monumenti . La magica Angkor è un insieme di nuclei costruiti dal XII al XV secolo sulla base di una concezione unitaria religioso nella convivenza di buddismo e induismo. Gli edifici rispondono ad una complessa simbologia cosmica che riproduce l’universo secondo una precisa simmetria: le mura di cinta rappresentano le montagne, i fossati l’oceano, le torri del tempio principale il monte Meru dimora degli dei nella religione indù . L’ipotesi più accreditata è che il tempio principale fosse un mausoleo dedicato alla venerazione del sovrano dopo la sua morte. Akgkor al tempo del suo massimo splendore contava quasi un milione di abitanti e un centinaio di templi. La visita dell’intero complesso può essere effettuata attraverso due itinerari il piccolo circuito di 17 km. E il grande circuito di circa 26.

L’Angkor Wat è probabilmente il monumento sacro più grande di tutta l’Asia ed è la massima espressione dell’architettura kmer. Costruito da Suryavarman II tra il 1113 e il 1150, è il solo rivolto ad occidente, simbolicamente la direzione della morte, e ciò a portato alla conclusione che il sovrano volesse servirsene come tempio funerario. Lo chiudono un fossato lungo circa 200 metri e un muro esterno di 1000 metri. Dall’ingresso principale un viale lastricato e fiancheggiato da una balaustra a forma di naga (mitico serpente a sette teste) porta al complesso centrale attraverso una spianata sulla quale sorgono due edifici-biblioteca con un ingresso per ogni punto cardinale e due bacini d’acqua. Le gallerie esterne sono ricoperte da raffinati bassorilievi: sinuose apsara (le danzatrici volanti) garuda alati, leoni, elefanti narrazioni di leggende indù e kmer, immagini di Budda, Shiva, Visnù convivono in uno splendido sincretismo religioso. Delle gallerie che corrono intorno al tempio centrale, quella ad est riporta il pannello più famoso chiamato ‘l’oceano di latte’ sul dove demoni e dei si affrontano per la creazione del mare. Una ripida rampa di scale attualmente inaccessibile porta in vetta alla torre principale alta 65 metri che si eleva sopra le quattro torri che la circondano e dalla quale la vista spazia sull’intero complesso.

Successivo alla costruzione è il complesso di Angkor Thom . Composto da cinque ponti fiancheggiati sui due lati da 54 dei e 54 demoni che conducono a porte monumentali sormontate da torri che riportano scolpiti sulle quattro facciate il volto di Avalokitesvara, un bodhisattva.

All’interno delle mura si trovano i monumenti più importanti: il Bayon, il Baphan, il Phimeanakas e la Terrazza degli Elefanti.

Di particolare suggestione è il Bayon che deve la usa fama alle magnifiche sculture che rappresentano la mistica unione tra l’umano e il divino . Al 1^ e 2^ livello gallerie di bassorilievi alternano la rappresentazione di episodi di vita quotidiana a scene di battaglie cruente. Ma è al 3^ livello che il complesso offre lo spettacolo più magico: le torri che si ergono sono decorate su ognuno dei quattro lati da giganteschi volti. Oltre 200 immagini accompagnano il visitatore nel suo peregrinare e i volti dagli occhi socchiusi e dalle labbra leggermente increspate in un sorriso di acetico distacco che diffondono ora un vago senso di inquietudine ora un profondo senso di pace e serenità. Cosa stiano a rappresentare questi volti è ancora oggi oggetto di discussione. Alcune tesi sostengono che siano rappresentazioni della divinità buddista o combinazioni di quest’ ultima con il viso del sovrano Jayavarman VII a cui la costruzione del tempio deve i natali.

Altro luogo di sconvolgente magia è il Ta Phrom tempio buddista lasciato dagli archeologi nello stato originale. Forza della natura e arte si incontrano e riscontrano ma è la natura ad avere il sopravvento: muschi e licheni ricoprono le pietre, gigantesche radici colano lungo i muri e strisciano sulle pareti imprigionando gli edicifici e diventando esse stesse pilastri e colonne che reggono i templi in equilibrio precario.

Da non perdere fuori da entrambi i circuiti e raggiungibile attraverso una strada quasi interamente sterrata. Banteay Srei tempio indù dedicato a Shiva.

E’ un piccolo gioiello per l’armonia delle sue proporzioni minute e le delicate decorazioni intarsiate nell’arenaria, il cui colore rosa si incendia quando viene avvolto dai raggi del sole.


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